“Pronunciamo un nome e poichè le pareti sono porose, entriamo nel tempo di lei, incontro desiderato, dal fondo del tempo ricambia lo sguardo senza esitare. (…) Possediamo la chiave che apre ogni epoca, a volte la usiamo senza pudore, lanciamo un’occhiata frettolosa attraverso lo spiraglio della porta intestardendoci in giudizi sommari, eppure dovrebbe essere possibile avvicinarci a piccoli passi, rispettando il tabù, preparati a strappare ai morti il loro segreto non senza pena. La confessione della nostra pena, da lì dovremmo cominciare. (…) I millenni fondono sotto forte pressione (…) Dobbiamo arrischiarci a penetrare nel cuore del nostro misconoscerla, andare e basta, l’uno dietro l’altra, nelle orecchie il fragore delle pareti che crollano. (…)” *
*Christa Wolf, Medea, Voci, Roma, E/O, 2004
Niente come il seguente post di Gabriele del Grande, pubblicato nel suo Blog Fortress Europe, può guidarci a riscrivere la nostra storia condivisa trasformando il pensiero di ciascuno da roccaforte in zattera: